

Il nuovo OBS/H a larga banda dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
L'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha completato con successo i test di un nuovo sismometro a larga banda da fondo mare con idrofono (OBS/H Ocean Bottom Seismometer with Hydrophone).
Il prototipo è stato interamente progettato e assemblato presso l'Osservatorio di Gibilmanna (PA) del Centro Nazionale Terremoti dell'INGV. Si tratta del primo OBS/H a larga banda realizzato in Italia. Il suo sviluppo è avvenuto nell'ambito della convenzione tra INGV e Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, e servirà per studi di faglie e vulcani sottomarini, oggi studiati soltanto con strumenti a terra, quindi con minore precisione.
Dopo i test in laboratorio, in camera iperbarica a 600 atm, e al porto di Cefalù, nel mese di luglio è avvenuta la prima deposizione in mare sulla piana batiale del Tirreno a 3.412 metri di profondità, per un test di operabilità, sgancio, deposizione e recupero.
Una volta riarmato, l’OBS/H è stato deposto sulla spianata sommitale del vulcano sottomarino Marsili, alla profondità di 790 metri.
Lo strumento ha acquisito dati sismici e da idrofono per 9 giorni, registrando, tra l’altro, il terremoto di Giava del 17 luglio M=7.2, il terremoto del Golfo di Patti del 18 luglio M=3.4 e del Mare Ionio del 20 luglio M=2.9. Dal nuovo strumento è stata registrata un'attività di tremore e di microsismicità legata al vulcano Marsili non rilevata dalle stazioni sismiche installate a terra.
Il responsabile del progetto, il geologo Giuseppe D'Anna, dichiara che "tutte le operazioni di test, deposizione, recupero ed acquisizione dati hanno pienamente raggiunto gli obbiettivi che ci eravamo proposti in fase progettuale. I dati acquisiti, con un sismometro e con un idrofono, sono di ottima qualità e verranno presto analizzati e resi disponibili. Nei prossimi tre mesi è previsto il completamento del primo pool di strumenti che saranno disponibili ad operare entro la fine del 2006. Tale strumentazione - continua D’Anna - consentirà alla comunità scientifica italiana ed euro-mediterranea di utilizzare al meglio le opportunità e l’esperienza che il nostro Istituto ha acquisito nel monitoraggio sismico in aree marine. Gli strumenti realizzati hanno un’autonomia fino a 20 mesi, potranno quindi essere utilizzati per lunghe campagne sismologiche, per campagne di sismica attivà ed interventi di rete mobile sottomarina in occasione di emergenze”.
"Questo risultato" dichiara Alessandro Amato, direttore del Centro Nazionale Terremoti dell'INGV, "apre una nuova fase nel monitoraggio sismico del Mediterraneo. La prossima sfida sarà quella di avere strumenti di questo tipo che dal fondo del mare inviano direttamente i dati ad una boa di superficie e da questa a terra in tempo reale, allo scopo di tenere sotto controllo le maggiori aree sismiche sommerse e prevenire gli effetti devastanti di eventuali tsunami."
Per maggiori info:
amato@ingv.it 06.51860414
danna@ingv.it 0921.421935
ufficiostampa@ingv.it 06.51860515-543
Sonia Topazio
Capo Ufficio Stampa
topazio@ingv.it
C.S. del 27 luglio 2006
torna all'indice dei Comunicati Stampa dell'INGV
|
|