Rilevate importanti indicazioni sulle aree del VESUVIO più probabilmente soggette a cedimenti futuri

Ieri e oggi – 6 e 7 giugno - l’ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha partecipato all’organizzazione del terzo convegno internazionale sul sistema di rilevamento “laser scanning”, in collaborazione con Opetch e Codevintec.
“Con questa tecnologia è stato possibile studiare in 3D il Vesuvio. Morfologia interna del vulcano e valutazioni sulle zone in deformazione e sulle implicazioni della riflettività ( grado della capacità di riflettere un segnale elettromagnetico) dei materiali per studi e classificazione geologiche” commenta Arianna Pesci coordinatrice scientifica dell’evento .
Nelle giornate del 6 e 7 giugno sono stati presentati molti lavori che mostrano studi all’avanguardia trattando temi che variano dall’ambiente vulcanico al dissesto idrogeologico. Sono stati mostrati nuovi sistemi di trattamento dei dati per definire le deformazioni del suolo e per studiare la geologia e la geomorfologia delle aree in esame.
“Studiando il Vesuvio, abbiamo rilevato – dice Pesci - significative variazioni di volume dovute a crolli di porzioni delle pareti vulcaniche, e scoperto delle discontinuità nelle stratificazioni orizzontali in coincidenza di una zona di frattura che separa chiaramente la struttura del cono vulcanico, mettendo in evidenza i residui della “vecchia” bocca del 1906”.
Con il rilievo laser scanner dell’area craterica del Vesuvio, mediante lo scanner “ILRIS 3D” è stato possibile dimostrare nuove fatturazioni del cratere. Grandi cavità, altrimenti non visibili sono state rilevate grazie al confronto con i modelli del 2005 e del 2006.
“Abbiamo stimato attraverso la comparazione dei due modelli degli anni passati - continua Arianna Pesci, il fisico dell’INGV - un significativo valore di volume mancante, su una porzione di area di circa 50x60 metri quadri: circa 2000 metri cubici, non imputabili ad errori di calcolo o ad effetti di deposizione . Questo è molto probabilmente dovuto a cavità e fratture presenti dietro le pareti vulcaniche. L’altissima quantità di punti rilevati (milioni di punti per scansione) permette di svincolarsi dai sistemi di orientamento e di allineamento classici e di utilizzare dei metodi più efficaci per lavorare ad errori sotto la precisione della misura (subpixel), e siamo riusciti infatti ad ottenere importanti indicazioni sulle aree del Vesuvio più probabilmente soggette a crolli futuri”.

Sonia Topazio

Per maggiori informazioni: Arianna Pesci ( ricercatore Ingv) 051-4151416 pesci@bo.ingv.it
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C.S. del 7 giugno 2007


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