Cento anni fa nasceva Pietro Caloi, uno dei grandi sismologi del Novecento


Il 22 febbario 1907, a Monteforte d’Alpone, un piccolo paese della provincia di Verona, nasceva Pietro Caloi, uno dei più illustri sismologi italiani del XX secolo.

Sono gli anni in cui l’Italia fu segnata da alcuni dei più disastrosi terremoti della sua storia, quello della Calabria dell’8 settembre 1905 e quello dello stretto di Messina del 28 dicembre 1908.

Appena ventiduenne Caloi si laureò in matematica presso l’Università di Padova, dove si perfezionò in fisica e in astronomia l’anno successivo presso. Nel 1931 divenne assitente presso l’Istituto geofisico di Trieste, dove iniziò la sua attività di sismologo, collaborando all’installazione di una nuova stazione sismica presso l’Istituto con sismografi Wiechert e Vicentini, fra i migliori strumenti del tempo.

Furono gli anni, la seconda metà degli anni Trenta, in cui si assistette ad una progressiva e massicca fuga di cervelli dall’Europa, di cui anche la sismologia ebbe un esempio illustre: Beno Gutenberg, fra i più grandi sismologi della storia, emigrato dalla Germania nazista negli Stati Uniti nel 1930. Nel 1936, su incarico del CNR, presieduto da Guglielmo Marconi, Antonino Lo Surdo, fondò l’Istituto Nazionale di Geofisica (ING), dal 1999 Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), e l’anno successivo invitò Caloi a farne parte, come geofisico principale.

Nel 1937, in virtù della libera docenza in sismologia conseguita nel 1935, Caloi iniziò un'attività didattica che, lungo un trentennio di insegnamento presso l'Università di Roma, gli consentì di appassionare alla sismologia centinaia di studenti, formando alcuni dei maggiori sismologi italiani.

Caloi è stato probabilmente il maggior sismologo italiano del XX secolo, anche se il suo carattere un po’ schivo e la sua abitudine a pubblicare prevalentemente in Italiano su riviste italiane non hanno contribuito molto a far conoscere ed apprezzare in modo ampio il suo contributo alla sismologia. Fu tra i pochi scienziati italiani a dialogare con i grandi sismologi mondiali del suo tempo, come Beno Gutenberg e Inge Lehmann, con la quale, nel 1952, fu tra i fondatori della European Seismological Society, tuttora attiva, di cui fu segretario e presidente. Ricoprì importanti incarichi in associazioni internazionali di geofisica e fu insignito di numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali.

Gli interessi scientifici di Caloi furono orientati soprattutto verso la sismologia, ma tanti altri campi della geofisica lo appassionarono: la fisica dell'interno della Terra; laghi e mari nel loro aspetto idrodinamico e termodinamico, la geodinamica delle grandi dighe e il loro controllo; i moti lenti della crosta terrestre; l’interazione tra atmosfera ed idrosfera con speciale riferimento alle acque alte nella laguna di Venezia; la microsismicità provocata e la microsismicità per gelo spinto; la filosofia della scienza, alla quale dedicò la parte più nascosta del suo amore scientifico.

Non c’è progetto nazionale di rilievo dagli anni Cinquanta agli anni Settanta che non lo abbiano visto protagonista, come testimoniano le carte conservate nel suo imponente archivio scientifico, messo a disposizione della comunità scientifica da parte degli eredi: il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, gli studi sulla subsidenza in Pianura Padana, il controllo delle grandi dighe, l’acqua alta di Venezia ecc.

Nel campo della sismologia teorica e applicata dedicò lunghe e approfondite ricerche alle onde di Rayleigh e di Somigliana; e così pure i suoi studi lo condussero, nel 1953, a proporre I'«astenosfera» all'attenzione degli scienziati, come uno strato, all'interno della Terra, responsabile di canalizzare l'energia sismica, rallentando la velocità di propagazione delle onde longitudinali e trasversali.

Basta scorrere il lunghissimo elenco delle sue pubblicazioni (oltre 200) per avere un'idea della poderosa attività scientifica che lo ha caratterizzato in ogni momento della sua vita.

Collocato a riposo per raggiunti limiti di età, nel 1972, continuò a lavorare instancabilmente pubblicando ancora dopo tale data i risultati dei suoi studi sulla zona di transizione tra mantello e nucleo, sull'esistenza di canali-guida di onde trasversali nel mantello superiore, sui micromovimenti di una faglia come attenuazione della sismicità locale o sui micromovimenti legati alla pressione atmosferica o di origine astronomica.

La storia scientifica di Pietro Caloi, erede e continuatore della lunga e prestigiosa tradizione sismologica italiana, si identifica e si confonde con quella dell’ING, l’istituto che contribuì a formare e se oggi l’INGV, con i suoi oltre 800 ricercatori e tecnici, è il più importante ente sismologico europeo e uno dei più importanti al mondo, lo si deve anche a lui. E qual è il modo migliore di ricordarlo e di mostrare la nostra riconoscenza se non quello di conservare e valorizzare le testimonianze materiali del suo lavoro e del suo pensiero scientifico? Per questo, da due anni l’INGV ha avviato un progetto articolato in cinque fasi: 1) riordino, catalogazione e parziale scansione digitale dei materiali dell’archivio (manoscritti, registrazioni strumentali, corrispondenza scientifica e album fotografici); l’edizione critica del suo più importante manoscritto inedito; la celebrazione quest’anno del centenario della nascita; l’istituzione di una borsa di studio intitolata a Caloi, da attribuirsi al miglior contributo italiano nell'ambito della sismologia teorica e la pubblicazione di un volume monografico celebrativo. Pietro Caloi ha seguito percorsi di ricerca, tutt’ora non esplorati completamente con la stessa profondità, e crediamo che la valorizzazione e la divulgazione del suo patrimonio di studi possano ancora contribuire in modo significativo alla ricerca sismologica.

Enzo Boschi
Presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia


C.S. del 22 febbraio 2007


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