I colli albani


Il prossimo lunedì 29 gennaio alle ore 11:00 presso la sala conferenze della sede dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) di via di Vigna Murata, 605 verranno presentati i risultati del rilievo digitale del cratere di Albano e l'analisi di stabilità dei versanti per la valutazione della pericolosità da frane.
L’attività vulcanica nei Colli Albani, dice Piergiorgio Scarlato, che coordina il progetto con il Dott Mario Gaeta dell’Università di Roma “La Sapienza”, è caratterizzata da cicli eruttivi con tempi di riposo di circa 45000 anni, indipendentemente dal tipo di eruzione occorsa. Studi condotti negli ultimi anni, continua Scarlato, hanno rivelato che il periodo trascorso dall’ultima eruzione è inferiore al tempo di riposo, per cui in base a quanto prima esposto, il distretto vulcanico è da considerarsi dormiente. Inoltre le manifestazioni geofisiche e geochimiche sono state interpretate recentemente come un segnale di “attività” del sistema vulcanico e costituiscono un problema per la popolazione residente.
L’analisi dei versanti e della batimetria del fondo del Lago di Albano ha permesso di individuare morfologie riconducibili a frane antiche che hanno coinvolto la parte subaerea e quella sommersa dei versanti interni del lago. Da qui la necessità di verificare se tali fenomeni possano generare tsunami, esondazioni del lago, valutare quali possano essere i fattori di innesco e accelerazione di queste frane e approfondire gli studi sui depositi che possano aver conservato traccia di eventi simili avvenuti in passato.
Il lavoro, frutto di una collaborazione tra l'INGV e l'Università di Roma La Sapienza, è stato svolto nell'ambito del progetto INGV-Dipartimento Protezione Civile che ha come obiettivo la valutazione dello stato di attività del Distretto Vulcanico dei Colli Albani.
Questi studi assumono non solo un interesse scientifico, ma anche un significato sociale.


SONIA TOPAZIO
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C.S. del 25 gennaio 2007


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