Fertilizzazione degli Oceani

La riunione climatica a Bangkok è giunta alle ultime battute ed è gia possibile conoscere alcune parti del documento che sarà approvato domani.
Esso contiene tutta una serie di opzioni tecnologiche dedicate alla cosiddetta mitigazione dell’effetto serra, cioè a quelle tecnologie che possono essere impiegate per ridurre le emissioni dei gas inquinanti.
Un paragrafo del nuovo rapporto è dedicato a quella opzione di mitigazione che gli scienziati definiscono geoingegneria, e che consiste nello sviluppo di tecnologie per rimuovere l’anidride carbonica (Co2) direttamente dall’aria. Fra queste opzioni si parla molto della cosiddetta fertilizzazione degli oceani. Di che cosa si tratta?
" E’ una tecnologia al limite della fantascienza, ma non è detto che in futuro non possa anche questa dare qualche risultato utile - commenta il Professor Enzo Boschi, Presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) - direttamente dalla capitale thailandese.”
In pratica è un trasferimento in acque marine del concetto che le piante in crescita catturano carbonio nella loro biomassa sottraendolo alla Co2 atmosferica. Le piante marine che possono svolgere questo sevizio sono le alghe, in particolare le microalghe che fanno parte del plancton. Se queste microalghe potessero essere rese molto più abbondanti in quegli oceani dove oggi sono molto diradate o quasi inesistenti, esse assolverebbero egregiamente alla loro funzione di estrazione della co2 dall’atmosfera. Di fatto sono stati effettuati alcuni esperimenti spargendo in mare dei composti del ferro i quali costituiscono un nutriente ideale per provocare delle vere e proprie fioriture di microalghe. Tali esperimenti sono stati realizati nelle acque dell’Antartide e nel Pacifico equatoriale, naturalmente a grande distanze dalle coste, per non creare interferenze con gli ecosistemi costieri.
Ancora altri esperimenti di questo tipo, a cui ha partecipato la Professoressa Nadia Pinardi, che attualmente è la responsabile del laboratorio di Oceanografia marina INGV, sono stati effettuati nel Mediterraneo nella zona tra Israele e l’isola di Cipro.
I risultati, tuttavia sono stati finora alquanto controversi, perché se è vero che da una parte si crea una provvidenziale fioritura di alghe aspira-co2, dall’altra si è visto che accorrono i pesci che si cibano di queste alghe. Bisogna dunque trovare un modo per affrontare il problema ed evitare l’assalto alle alghe di organismi marini più evoluti. : “Uno spaventapesci? -scherza Boschi- Magari qualche cosa di più biotecnologico”.
Ma mentre a Bangkok si discute di questi problemi nella terza parte del IV rapporto dell’IPCC, oggi e domani (3 e il 4 maggio), da un congresso organizzato a Bologna da parte del Centro Euro Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici (CMCC), giunge la buona notizia che l’Unione Europea ha finanziato con 10 milioni di euro il progetto europeo CIRCE( Climate Change and Impact Research the Mediterranean Environment ). Per quattro anni matematici, fisici, climatologi, agronomi, economisti e informatici lavoreranno tutti insieme, 65 partner, 62 centri di ricerca europei, mediorientali e nordafricani, per studiare l’evoluzione del clima.
“Con questo progetto la ricerca diventa strumento per supportare con i dati scientifici le previsioni di scenari futuri, le azioni di risposta ai mutamenti indotti dai cambiamenti climatici” ci riferisce Antonio Navarra, il climatolo dell’INGV che presiede il Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici (CMCC) e che fa parte della rosa dei 2000 scienziati dell’IPCC autori del rapporto.



Sonia Topazio
Per maggiori informazioni: ufficiostampa@ingv.it 335.8216561 06.51860543


C.S. del 3 maggio 2007


torna all'indice dei Comunicati Stampa dell'INGV