Science pubblica una scoperta sulle esplosioni stromboliane

Lo Stromboli esplode ogni 15-20 minuti.
Alcuni studiosi, hanno osservato che queste esplosioni sono spinte da gas che si creano a circa 2-3 km sotto i crateri, formando delle bolle di gas che salgono più velocemente del magma. Quando queste bolle arrivano in superficie, creano un’esplosione. Prima di questa scoperta si pensava che il gas che alimenta le esplosioni si accumulava a 200-300 metri sotto i crateri.
Lo studio è stato pubblicato in queste ore sulla prestigiosa rivista “Science” da un gruppo di scienziati formato da Mike Burton, Filippo Muré, Patrick Allard e Alessandro La Spina, i primi due vulcanologi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), Patrick Allard vulcanologo del Gruope des Science de la Terre, in Francia, e Alessandro La Spina dottorando in geochimica presso l’Università di Palermo.
In questo lavoro gli scienziati esaminano, il meccanismo che controlla la lieve attività esplosiva di molti vulcani. Questo stile di attività è chiamato “stromboliano”, sinonimo del vulcano Stromboli, spesso chiamato “il faro del Mediterraneo”, dove frequenti esplosioni spediscono roventi scorie rosse volanti a centinaia di metri nell’aria. Tale attività è credibile essere causata dalla salita di un lento movimento di gas dentro il condotto del vulcano, ma fino ad ora ci sono stati pochi vincoli su dove e come si formano questi gas che salgono.
In risposta a questa sciarada, i ricercatori hanno lavorato usando uno spettometro infrarosso per misurare la composizione di gas emessi dalla sommità dei crateri del vulcano Stromboli. Essi hanno misurato in due fasi diverse: un campionamento durante le esplosioni, quindi quando l’anidride carbonica (CO2) è in abbondanza, e altre misure sono state fatte durante la fase passiva di degassamento, quando la CO2 è a bassa concentrazione.
Appena il magma risaliva, venivano fuori soluzioni di gas diversi. Ogni gas ha una differente solubilità, e l’anidride carbonica, cioè il gas meno solubile è venuto fuori per primo, quindi questa osservazione vuol dire che i gas che vengono fuori per primi e che hanno maggiore pressione sono più ricchi in CO2 rispetto a quelli che vengono dopo.
La modellizzazione, la solubilità di alcune specie di gas in funzione della pressione, ha permesso ai ricercatori di determinare meglio la profondità della sorgente dei gas che alimentano le esplosioni a 3 km circa.
Chiediamo al dottor Mike Burton se la loro scoperta potrà aiutare a difendersi meglio dalla sua attività esplosiva, visto che Stromboli è un vulcano che in diverse occasioni ha creato problemi di sicurezza per gli abitanti dell’isola e per i turisti.
Il nostro lavoro aiuta perchè abbiamo vincolato meglio il processo più ovvio, quello delle esplosioni regolari. Speriamo anche che i rilevamenti della composizione gassosa ad alta frequenza può, nel futuro, aiutarci a comprendere ulteriori dettagli sui processi vulcanici.
Quali altri vulcani italiani esibiscono attività di tipo stromboliano e si possono quindi giovare della vostra ricerca?
Negli ultimi anni solo l’Etna ha mostrato attività stromboliana. Il nostro lavoro con lo spettrometro FTIR ha già portato tante informazioni sui processi che vincolano questa attività sull'Etna, e infatti abbiamo già effettuato una pubblicazione sulle fontane di lave dell’Etna pubblicata nel 2005 su “Nature”.
Chiediamo al professor Enzo Boschi, presidente dell’INGV se ci sarà un impatto fra questo studio pubblicato su Science e il lavoro della Protezione Civile.
Si, è in corso un progetto con la Protezione Civile per l’ istallazione permanente di uno spettometro che monitora il clima dello Stromboli.
Nell'eruzione dello Stromboli avvenuta nel Febbraio-Aprile 2007, il sistema di rilevamento del flusso di CO2 emesso dal vulcano, (prodotto di un collaborazione tra INGV Palermo e INGV Catania) ha osservato un segnale che indicava variazioni nel gas emesso da Stromboli prima di un evento esplosivo di maggiore intensità del normale. L’obiettivo adesso è di migliorare ancora di più il sistema di rilevamento e capire meglio i processi che controllano il sistema vulcanico.

Sonia Topazio (Capo Ufficio stampa INGV) ufficiostampa@ingv.it 06.51860543
Per maggiori informazioni: Mike Burton burton@ct.ingv.it 095.7165829


C.S. del 12 luglio 2007


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