"IL NUOVO RAPPORTO DELL’IPCC RICONOSCE LE SCOPERTE DELL’INGV SULLE EMISSIONI GEOLOGICHE DI METANO"

“L'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), l'organismo mondiale preposto alla valutazione dei fenomeni riguardanti i cambiamenti climatici, ha finalmente pubblicato il suo quarto rapporto mondiale. Tra le novità, rispetto ai precedenti rapporti, vi è il riferimento a recenti scoperte scientifiche fatte dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).
L’IPCC riconosce infatti l’importanza degli studi sulle emissioni naturali di metano dalla crosta terrestre, condotti negli ultimi anni dal geologo Giuseppe Etiope della Sezione Roma 2 dell’INGV. Il metano che fuoriesce naturalmente dalle aree petrolifere e geotermiche della crosta terrestre è stato, fino ad ora, il grande assente tra i gas indicati come responsabili dell'effetto serra. Gli studi dell’INGV hanno dimostrato che esiste invece un degassamento diffuso e intenso di metano attraverso le rocce, lungo le faglie, specialmente nelle aree dove esistono giacimenti petroliferi profondi. Le manifestazioni più evidenti di queste emissioni sono i vulcani di fango e i cosiddetti “seep”, fuoruscite di gas a bassa temperatura, in genere metano al 90-99%, che esistono da millenni sui continenti e sui fondali marini.
“Dal 2001 abbiamo analizzato i maggiori seep esistenti in Italia, in Romania, in Grecia e in Azerbaijan, il paese con i più grandi vulcani di fango al mondo, e sono stati misurati sistematicamente i flussi di gas in atmosfera” spiega Giuseppe Etiope, che ha coordinato le ricerche. “Abbiamo integrato i nostri dati con quelli acquisiti negli Stati Uniti (Prof. Klusman del Colorado School of Mines) e con studi atmosferici eseguiti da Keith Lassey del National Institute for Water and Atmospheric research in Nuova Zelanda, uno dei maggiori esperti mondiali di gas serra. Ma una delle scoperte più importanti è quella di una esalazione naturale diffusa e costante su grandi aree nelle zone petrolifere”.
E' risultato che in queste aree l'emissione media annuale è compresa tra 100 e 1000 tonnellate di gas per chilometro quadrato, che l'emissione di gas è strettamente legata a strutture tettoniche attive (faglie) e sembra aumentare con l'attività sismica (un fenomeno noto come degassamento da terremoto). In seguito ai terremoti, i più grandi vulcani di fango si attivano ed eruttano violentemente enormi quantità di metano: in Azerbaijan e Romania alcune eruzioni hanno prodotto fino a centinaia di migliaia di tonnellate di metano in poche ore. In altre aree l'emissione di metano è testimoniata dai cosiddetti "fuochi perpetui", fiamme che si sviluppano naturalmente dal suolo per l'autocombustione del metano. In aree di tettonica attiva, anche molto vaste, in cui è nota la presenza di serbatoi profondi di idrocarburi esiste infine un flusso diffuso e microscopico dal suolo, chiamato microseepage. A ciò si deve sommare il metano emesso dai fondali marini, che ospitano la maggior parte delle riserve petrolifere del pianeta.
La stima della quantità totale di metano che entra in atmosfera si aggira sui 40-60 milioni di tonnellate l’anno, ovvero circa il 10% dell’emissione globale di metano dovuta all’attività dell’uomo e ai processi naturali. Una quantità che è superiore a quella di altre sorgenti di gas serra, come gli incendi, le discariche, il ciclo vitale delle termiti, i processi biochimici in ambiente marino.
Dopo numerose pubblicazioni su riviste scientifiche, queste cifre sono ora riportate anche dall’IPCC.
“E’ il riconoscimento che anche i processi geofisici e geologici del pianeta Terra possono avere un ruolo nei cambiamenti atmosferici e climatici” osserva Enzo Boschi, presidente dell’INGV. “Questi studi dimostrano che il pianeta Terra deve essere studiato nel suo insieme, senza compartimenti stagni, e che in particolare l’atmosfera non è indipendente dalla geosfera, ovvero dalla terra solida. Questo fatto ci obbliga a pensare sempre più in maniera interdisciplinare; il clima e i cambiamenti globali non possono essere studiati solo con i modelli teorici e considerando solo la biosfera e l’attività dell’uomo”.
I risultati dell’INGV sono stati sottoposti al vaglio anche di un progetto finanziato dall’Unione Europea per la rivalutazione delle emissioni di gas serra in Europa. Grazie a questa ulteriore validazione le emissioni geologiche di metano saranno incluse, per la prima volta, anche nel prossimo rapporto Europeo dell’EMEP-CORINAIR, il programma per il monitoraggio e la valutazione degli inquinanti atmosferici.
Intanto, è stato completato lo studio delle manifestazioni metanifere in Italia, in fase di pubblicazione sulla rivista Geophysical Research Letters, secondo il quale le emissioni geologiche naturali di metano nel nostro paese sono dello stesso ordine di grandezza di quelle emesse dall’industria dei combustibili fossili.

Per maggiori informazioni:

Giuseppe Etiope etiope@ingv.it 06.51860394

Sonia Topazio ufficiostampa@ingv.it 06.51860543

C.S. del 22 maggio 2007


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