UNA DIVERSA MODALITA’ ERUTTIVA DELL’ETNA


A seguito delle imponenti eruzioni laterali del 2001 e del 2002, l’intero fianco orientale dell’ETNA si è spostato a una velocità doppia rispetto a quella consueta (da circa 2-3 cm l’anno a 6-8 cm l’anno), mostrando una marcata tendenza allo scivolamento verso il Mar Ionio. Questo fenomeno, che ora è rientrato sui valori normali, ha causato un eruzione “anomala”, per le modalità con cui è avvenuta, e che i vulcanologi hanno battezzato “silenziosa”, in quanto non preannunciata e accompagnata dal consueto tremore e dai terremoti che di solito precedono la fuoriuscita del magma.

La complessa dinamica dell’eruzione silenziosa dell’Etna, che è iniziata il 7 settembre 2004 e si è conclusa il 12 marzo 2005- è illustrata in un articolo di recente comparso sull’autorevole Journal of Geophysical Research “Composite ground deformation pattern forerunning the 2004-2005 Mount Etna eruption”, VOL.11, a firma di A. Bonaccorso, A. Bonforte, F. Guglielmino, M. Palano, G. Puglisi, ricercatori dell’INGV di Catania.

L’aspetto più singolare dell’eruzione silenziosa consiste nel fatto che l’accelerato scivolamento verso lo Ionio del fianco orientale dell’Etna ha creato un vero e proprio “strappo” nella parte centrale del vulcano che ha permesso la fuoriuscita del magma già residente all’interno del vulcano. In altri termini, spiegano gli autori dello studio, è stata la deformazione del fianco orientale a scatenare l’eruzione. Di solito succede l’opposto: il magma risale e preme per uscire deformando il vulcano.

Questo studio assume una particolare importanza, oltre che per il fatto di riportare le prime evidenze strumentali di una diversa modalità eruttiva del maggiore vulcano attivo europeo, anche perché approfondisce alcuni aspetti di una parte dell’Etna che è strutturalmente instabile e che in epoca preistorica ha provocato imponenti frane verso il Mar Ionio.

Questo lato dell’Etna è considerato come un “gigante dai piedi d’argilla” in quanto i potenti spessori di lave eruttati dal vulcano poggiano su un substrato argilloso che accresce l’instabilità del versante e la sua tendenza allo scivolamento verso lo Ionio

Sonia Topazio



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C.S. del 12 febbraio 2007


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