Il nuovo OBS/H a larga banda dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia

L'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha completato con successo i test di un nuovo sismometro a larga banda da fondo mare con idrofono (OBS/H Ocean Bottom Seismometer with Hydrophone).


Il prototipo è stato interamente progettato e  assemblato  presso l'Osservatorio di Gibilmanna (PA) del Centro Nazionale Terremoti dell'INGV. Si tratta del primo OBS/H a larga banda  realizzato in Italia.  Il suo sviluppo è avvenuto nell'ambito della convenzione tra INGV e Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, e servirà per studi di faglie e vulcani sottomarini, oggi studiati soltanto con strumenti a terra, quindi con scarsa precisione.

Dopo i test in laboratorio, in camera iperbarica a 600 atm, e al porto di Cefalù, nel mese di luglio è avvenuta la prima deposizione in mare sulla piana batiale del Tirreno a 3.412 metri di profondità, per un test di operabilità, sgancio, deposizione e recupero. Successivamente, una volta riarmato, l’OBS/H è stato deposto sulla spianata sommitale  del vulcano sottomarino Marsili, alla profondità di 790 metri,  nel punto di coordinate 39° 16,383’ lat. Nord e 14° 23,588’ long. Est.




Figura 1. Alcune fasi della deposizione e recupero dell’OBS – INGV nel Mar Tirreno a luglio 2006.


Lo strumento ha acquisito dati sismici e da idrofono  per 9 giorni, registrando, tra l’altro, il terremoto di Giava del 17 luglio  M=7.2, il terremoto del Golfo di Patti del 18 luglio M=3.4 e del Mare Ionio del 20 luglio M=2.9. Inoltre, dal nuovo strumento  è stata registrata un'attività di tremore e di microsismicità  legata al vulcano Marsili non rilevata dalle stazioni sismiche installate a terra.



Figura 2. Ubicazione dell’OBS – INGV durante la campagna di luglio 2006.


Il responsabile del progetto, Dott. Giuseppe D'Anna, ha dichiarato che "tutti gli obbiettivi che ci eravamo proposti in fase progettuale sono stati pienamente raggiunti. I dati acquisiti, con un sismometro Trillium a 40 secondi e con un Idrofono OAS, sono di ottima qualità e verranno presto analizzati e resi disponibili. Nei prossimi 3 mesi è previsto il completamento del primo pool di strumenti che saranno disponibili ad operare entro la fine del 2006. Tale strumentazione" continua D’Anna, "consentirà alla comunità scientifica italiana ed euro-mediterranea di utilizzare al meglio le opportunità e l’esperienza che il nostro Istituto ha acquisito nel monitoraggio sismico in aree marine. Gli strumenti realizzati hanno un’autonomia fino a 20 mesi, potranno quindi essere utilizzati per lunghe campagne di sismologia passiva, per campagne di sismica attiva ed interventi di rete mobile sottomarina in occasione di emergenze".


"Questo risultato" ha dichiarato Alessandro Amato, direttore del Centro Nazionale Terremoti dell'INGV, "apre una nuova fase nel monitoraggio sismico del Mediterraneo. La prossima sfida sarà quella di avere strumenti di questo tipo che dal fondo del mare inviano direttamente i dati ad una boa di superficie  e da questa a terra in tempo reale, allo scopo di tenere sotto controllo le maggiori aree sismiche sommerse e prevenire gli effetti devastanti di eventuali tsunami."



Figura 3. Alcune registrazioni dell’OBS – INGV nel periodo di funzionamento (12-21 luglio 2006). Le tre tracce in alto rappresentano 5 ore di registrazione delle onde sismiche generate dal terremoto di Giava del 17 luglio, di magnitudo 7.2, che generò anche un’onda di tsunami.
Le ultime due tracce sono relative, rispettivamente, al terremoto avvenuto il 20 luglio nel Mar Ionio e ad attività microsismica locale, probabilmente legata al vulcano Marsili.


Il team INGV ringrazia il Dr. Spahr Webb e l'Ing. Patrick Jonke del Lamont-Doherty Earth Observatory per l'incoraggiamento e i preziosi consigli.