Il terremoto dell' 8 ottobre 2005 in Pakistan
Comunicato stampa del 8 ottobre 2005
Un terremoto di magnitudo 7.6 Richter ha colpito il Pakistan alle ore 3:50 UTC dell'8 ottobre 2005, a pochi chilometri dal confine tra Pakistan e India, a circa 95 chilometri a nord-est di Islamabad. Il meccanismo dell'evento risulta prevalentemente di tipo compressivo. (figura 1)
Figura 1 - Localizzazione epicentrale del terremoto dell'8 ottobre (stella arancione), poco a nord di Islamabad. E' anche mostrata la distribuzione epicentrale dei terremoti avvenuti nella regione himalyana dal 1990 ad oggi.

(fonte: U.S. Geological Survey)

Inquadramento tettonico

Il forte terremoto che ha colpito il Pakistan lo scorso sabato è il diretto riflesso della collisione in atto tra il micro-continente indiano e un’altra grande placca continentale, quella Euro-Asiatica. L’India ha iniziato il suo lungo viaggio verso Nord decine di milioni di anni or sono (figura 2).

Questo viaggio l’ha portata solo “recentemente” a scontrarsi con il continente Euro-Asiatico. E’ proprio da questo scontro che è nata la catena montuosa dell’Himalaya, ancora in fase di crescita per la continua spinta verso nord dell’India, che si muove alla velocità di 4 - 5 cm/anno. Considerate le enormi masse in gioco, questo spostamento genera degli sforzi enormi che si accumulano per secoli e vengono rilasciati improvvisamente sotto forma di terremoti. Quello dell’8 ottobre è stato di magnitudo 7.6, circa 30 volte più grande di quello del Friuli del 1976 (una differenza di magnitudo di 1 significa un fattore 30 come energia emessa). Nonostante questo sia stato uno dei terremoti più forti della regione negli ultimi anni, la faglia attivata rappresenta solo una piccola parte di questo immenso contatto tra placche: circa 100 km delle migliaia che bordano il confine montuoso dell’India e del Pakistan. La zona di deformazione dell’Himalaya è enorme, estendosi dalle pianure indo-pakistane a sud, fino alla Cina, al Tibet, all’Afghanistan (figura 3 e 4).

Fortunatamente, molti dei più forti terremoti che avvengono in questa area colpiscono regioni deserte o poco abitate. Il terremoto dell’8 ottobre è invece avvenuto su una faglia vicina a molti centri abitati, che sono stati colpiti duramente. La stessa capitale, Islamabad, è a circa 90 chilometri dall’epicentro e ha quindi subito uno scuotimento molto forte. La distruzione di così tante città e villaggi, che ha causato la perdita di tantissime vite umane, è dovuta alla bassa qualità delle costruzioni, non progettate per resistere a oscillazioni così intense.

Figura 2 - Il moto dell’India da 70 milioni di anni ad oggi.
Figura 3 - Distribuzione dei terremoti della regione dal 1974 a oggi. La scala cromatica indica diverse profondità ipocentrali. Si nota come i terremoti del bordo meridionale della catena sono superficiali (simboli rossi), mentre più a nord si osservano anche terremoti intermedi e profondi (simboli gialli e verdi). Nel grafico sotto si vede la distribuzione temporale degli stessi terremoti, che mostra la ricorrenza di numerosi eventi di magnitudo superiore a 7.
Figura 4 - Distribuzione dei meccanismi focali dei terremoti della regione. La maggior parte dei terremoti hanno un meccanismo compressivo, a causa della spinta della placca indiana contro il contiente asiatico. Anche il terremoto dell'8 ottobre ha avuto un meccanismo di questo tipo.
Figura 5 - Meccanismo focale del terremoto dell'8 ottobre, calcolato dall'U.S. Geological Survey.
Figura 6 - Registrazione dei primi 20 minuti del terremoto del Pakistan, ad una stazione della Rete MedNet in Calabria. Sono graficate le tre componenti del moto del suolo (in alto la verticale, poi le componenti nord-sud ed est-ovest). E' possibile vedere l'arrivo dell'onda P (meglio visibile sul canale verticale e su quello est-ovest) e successivamente delle onde S e di quelle superficiali.
Tutte le stazioni della Rete Sismica Nazionale e della rete MedNet hanno registrato il terremoto.
Figura 7 - Questa immagine della zona di collisione Indo-Asiatica mostra il potenziale di movimento stimato lungo il contatto di faglia che borda la catena Himalayana. Viene anche mostrata la distribuzione degli abitati (cerchi neri) la cui grandezza è proporzionale alla quantità di abitanti. Le aree ombrate con le date indicano le zone di rottura dei terremoti più forti dell'area. I segmenti rossi mostrano il potenziale movimento accumulato dall'ultimo grande terremoto o dal 1800 (scala da 1 a 10 metri). Nell'inserto in alto a destra si vede, in un'ideale sezione verticale attraverso la catena himalayana, la transizione tra la parte superficiale, bloccata della faglia che si rompe episodicamente con grandi terremoti e la parte più profonda dove l'India scivola sotto il Tibet senza terremoti.
Per ulteriori dettagli si veda l'articolo originale di Bilham, R., V. K. Gaur and P. Molnar, Himalayan Seismic Hazard, Science, 293, 1442-4, 2001.

pagina a cura di Patrizia Battelli - Centro Nazionale Terremoti - aggiornata al 11/10/2005
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