La stella indica l'epicentro della scossa principale della sequenza sismica iniziata alle ore 23.00 del 18/4/02. I cerchietti blu e bianchi sono gli epicentri delle repliche avvenute nelle ore successive. I cerchi gialli indicano la sismicità del periodo 1996-2001.

Il terremoto del 18 aprile è avvenuto lungo la prosecuzione a sud-est della faglia del terremoto irpino del 1980.

La sequenza sismica che ha interessato l’area del Vallo di Diano (SA), iniziata il giorno 18/4/2002 alle ore 22:56 con una scossa di magnitudo di 4.1, pari al V-VI grado della scala Mercalli e che ha interessato i comuni di Baragiano, Picerno, Balvanoe e Vietri di Potenza ha mostrato finora le caratteristiche tipiche di un piccolo ‘periodo sismico’. Con tale definizione si intende una sequenza caratterizzata da una scossa principale, seguita da un numero di ‘repliche’ o aftershocks meno intense della scossa principale e che tendono, nel volgere di qualche ora o di qualche giorno, in dipendenza dell’intensità della scossa principale, a diminuire in intensità e frequenza.
Le repliche finora registrate sono state quelle delle ore 23:00 (magnitudo = 3.3, intensità = IV grado), delle ore 23:36 (magnitudo = 3.1, intensità = II-IV grado), delle ore 23:37 (magnitudo = 2.7, intensità = II-III grado), delle ore 00:58 del giorno 19 (magnitudo = 2.9, intensità = III grado), delle ore 01:19 (magnitudo = 3.0, intensità = III grado), delle ore 02:16 (magnitudo = 2.5, intensità = I-II grado).
L’area in oggetto è di particolare interesse per i sismologi. In effetti essa si colloca nel settore della catena appenninica centro-meridionale dove hanno avuto luogo terremoti tra i più intensi che si siano manifestati sia in anni recenti che in epoca storica. Poco a Nord-Ovest dell’area in oggetto, si trovano le strutture sismogenetiche che hanno originato in Irpinia i forti terremoti del 1694 (magnitudo = 6.7 intensità = X grado) e del 1980 (magnitudo 6.9, intensità = X grado). A Sud-Est, a circa 30 chilometri di distanza, è stato posto l’epicentro macrosismico di uno dei più forti terremoti mai avvenuti in epoca storica, ovvero quello che colpì la Basilicata ne 1857 (magnitudo = 7.0, intensità = XI grado). L’area colpita dal terremoto la notte scorsa ha conosciuto in epoca storica eventi significativi, quali i terremoti del 1561 (magnitudo = 6.5) e del 1826 (magnitudo = 5.7). Più recentemente, entro un raggio di 20 chilometri dall’area epicentrale dell’evento della scorsa notte, si possono segnalare gli eventi del 1990 (magnitudo = 5.2) e del 1991 (magnitudo = 4.4). La circostanza secondo la quale l’epicentro dell’evento si colloca (come i terremoti del 1990 e 1991) in prossimità della terminazione meridionale della faglia che ha generato l’evento irpino del 1980, rafforza l’interesse per quegli studi orientati alla caratterizzazione del rilascio sismico lungo strutture sismogenetiche contigue. A tal fine va menzionata la circostanza secondo la quale è in fase di realizzazione un progetto finanziato dal GNDT (Gruppo Nazionale Difesa dai Terremoti) che ha come obiettivo lo studio della definizione e della messa a punto delle metodologie intese ad una migliore conoscenza delle aree soggette a rischio sismico e che all’interno del progetto, una delle aree campione sia proprio l’area colpita dall’evento della notte scorsa.